DEMAMAH SILENZIO CREATIVO
dal al
“L’arte è pensiero e in quanto tale non può morire. La capacità espressiva dell’artista è strettamente legata alla libertà che gli è concessa o che sa concedere a se stesso restando indipendente dai movimenti di massa. L’arte è spiritualità dipinta o trascritta, ma innanzitutto avvertita. Nei periodi storici in cui la spiritualità non è coltivata o degnamente considerata anche l’espressione artistica può perdere genuinità, forza e purezza. Il pensiero artistico prosegue dalle esperienze passate, legge il suo tempo e sa parlare in forme nuove perché l’evoluzione chiede di adeguarsi al naturale procedere delle esperienze. Dipingere e scrivere sono due momenti d’arte strettamente collegati ed entrambi richiedono leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e musicalità. L’artista è spesso un filosofo a sua insaputa. L’arte è un modo di pensare; l’artista dovrebbe fare da tramite facendo vedere agli altri ciò che non è facile vedere e non soltanto rappresentando ciò che si vede in una ricerca estetica che nulla ha a che vedere con l’espressione artistica intesa come messaggio. Nella vera arte, quella che scava nell’interiorità e poi parla agli altri, dovrebbe trovarsi la rivendicazione delle forme non disegnate e dei racconti non raccontati, per rendere omaggio al mondo in cui viviamo e dal quale non riusciamo mai a disgiungerci. L’artista è profondamente immerso nella natura e nel cosmo, se ne sente parte integrante ed integrata; in questo senso la sua posizione è diversa da quella dell’ecologista e il suo dire della natura è insito e sottinteso nella descrizione delle forme che scaturisce da influenze percepite, per lo più senza denuncia o suggerimenti di salvezza. L’artista è l’uomo che avverte prima i disagi di situazioni disarmoniche, l’uomo che guarda senza saperlo, è colui che respira il nuovo prima di conoscerlo davvero. E quando la sua mano si lascia condurre dalla spiritualità più sottile si avverte l’armonia di un messaggio libero e profondo. Se l’arte dovesse proprio morire forse non ci sarebbero più mostre o musei ma l’uomo artista continuerebbe a rispondere a quella spinta interiore che lo porta a graffire un muro, a disegnare mentre parla, a pensare una pagina come ad un possibile campo dove rappresentare inconsciamente se stesso e le sue emozioni più recondite.”
Laura Macchia
